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L'antica insegna di Rieti
 Recensioni
Titolo: La strage di Bologna e il terrorista sconosciuto Il caso Ciavardini
Autore: Gianluca Semprini
Casa Editrice: Bietti
Anno Edizione; 2003
Genere:
Prezzo 16,00 €
Trama:
La Strage di Bologna compiuta da un minorenne? Si chiama Luigi Ciavardini, pochi lo conoscono. In questo libro racconta la sua vita, la sua brevissima e drammatica carriera da terrorista. A 16 anni è gia in carcere per una rapina. A 17 anni, siamo nel 1980, conosce i Nar di Mambro e Fioravanti. A maggio prende parte all'omicidio dell'agente Evangelista, viene ferito, fugge per l'Italia latitante. Ad ottobre lo arrestano. Viene condannato a 14 anni anche per l'agguato al giudice Mario Amato. Nel 1986 viene tirato in ballo nel processo per la Strage di Bologna. Si proclama, con decisione, innocente. Nel 2000 viene assolto, nel 2002 - in appello - è nuovamente condannato. Secondo i giudici è lui che ha disposto la bomba che il 2 agosto a Bologna ha distrutto 85 vite. Ma è vero? Fra depistaggi e polemiche alla fine la strage l'avrebbero compiuta in tre: Ciavardini, Fioravanti e Mambro. I due capi dei Nar (Nuclei Armati Rivoluzionari) hanno ammesso tutti loro delitti (insieme sommano 17 ergastoli) ma hanno sempre negato la loro partecipazione alla strage. Li inchioda la dichiarazione di un pentito della Banda della Magliana, Massimo Sparti, che pochi mesi dopo la deposizione si ammala - la diagnosi è di tumore fulminante al pancreas - esce dal carcere, poi scompare. Siamo nel 1981. Oggi è ancora vivo e vegeto. I Nar - secondo l'accusa - sarebbero stata la manovalanza dei servizi segreti deviati e della P2. Alla fine dei processi generali e massoni vengono condannati, ma solo per depistaggio: non si hanno prove del loro ordine stragista. A Bologna avrebbero agito (per la prima volta) da burattini dei poteri deviati. Perché? Se Mambro e Fioravanti hanno il pentito Sparti che li inchioda, Ciavardini sembra avere un'altra colpa: quella di aver dichiarato - sempre: "il 2 agosto ero insieme a Mambro e Fioravanti a Padova. Non a Bologna". Contro di lui c'è solo una deduzione di uno dei tre stupratori del Circeo, Angelo Izzo, e uno strano avvertimento telefonico che nessuno ricorda. E nessuno ha mai indagato su piste alternative a quella "neofascista". 2 agosto 1980, Strage di Bologna: erano passati solo 40 giorni dopo Ustica, la Libia minacciava l'Italia, il nostro paese era crocevia di traffici internazionali di esplosivo. Piste mai analizzate durante 22 anni di inchieste: il più tragico attentato dell'Italia democratica l'avrebbe compiuto un minorenne. Sconosciuto.

Recensione:
Terza e ultima parte dedicata al libro sulla storia di Luigi Ciavardini, il presunto bombarolo della stazione di Bologna PER SENTITO DIRE. Ciavardini, per la strage alla stazione, viene tirato in ballo con gli stessi sistemi della Mambro e di Fioravanti. Le accuse contro di lui arrivano dal carcere di Paliano – vicino Frosinone - dove alla metà degli anni Ottanta sono reclusi, tra gli altri, Angelo Izzo, il cosiddetto Mostro del Circeo, la torinese Raffaella Furiozzi e il Nar Cristiano Fioravanti, l’enigmatico fratello di Giusva. Colui che mezz’ora dopo il suo arresto si era già pentito, salvo ritrattare e pentirsi di nuovo. Tutti e tre provengono da famiglie benestanti, hanno aderito all’eversione nera poco più che adolescenti e sono finiti dentro quando la maggior parte dei loro coetanei deve ancora laurearsi. Tutti e tre muoiono dalla voglia di pentirsi e di rifarsi una vita. A più riprese e con versioni contrastanti accusano Ciavardini. Dicono che a mettere materialmente la bomba sono stati Massimiliano Taddeini e Nazareno De Angelis di Terza Posizione. Non è possibile: i due il giorno della strage giocavano a football americano. C’è addirittura un filmato che li riprende. Ma Ciavardini è nei guai. Nonostante Izzo basi la sua accusa su una semplice deduzione – se c’erano Taddeini e De Angelis c’era anche Ciavardini: erano inseparabili – che, secondo logica, sarebbe dovuta cadere assieme all’accusa dei due militanti di Tp. Nonostante la Furiozzi riporti le parole dell’ex fidanzato Diego Macciò che non potrà mai confermare perché è stato ucciso in uno scontro a fuoco. Nonostante i pentimenti schizofrenici di Cristiano Fioravanti. Che dire poi della statura morale dei pentiti che non solo accusano tre innocenti – due sicurissimi per la prova video – ma disonorano anche vecchio un camerata che non potrà più difendersi? Nazareno De Angelis, infatti, è morto in prigione il 5 ottobre 1980, subito dopo il suo arresto. “Suicidato”. Un aggettivo da circondare con metri di virgolette. Il ragazzo fu pestato a sa ngue dai poliziotti in via Sistina. Poi, portato all’ospedale e frettolosamente dimesso (era semincosciente). Lo sbattono in cella d’isolamento dove poche ore dopo viene trovato impiccato. Poi ci sarebbe una telefonata di Ciavardini fatta alla fidanzata e a due amici i primi di agosto del 1980. I tre, tutti romani, sarebbero dovuti arrivare in treno a Venezia la sera del 2. Luigi li convince a rimandare la partenza: avrebbero rischiato di saltare per aria anche loro. Tuttavia, nessuno si ricorda con precisione quella telefonata. Manca un’intercettazione, una prova sicura. Ma Luigi Ciavardini nel marzo 2002 viene condannato dalla Corte d’Appello di Bologna a trent’anni. La sua colpa più grande, probabilmente è di aver dichiarato che quel 2 agosto si trovava a Padova assieme a Fioravanti e alla Mambro. E se loro sono colpevoli, anche Ciavardini lo deve essere. Tre fascisti bombaroli sono tre mostri perfetti. Altrimenti bisogna riscrivere la storia giudiziaria della strage di Bologna e, probabilmente, della “strategia della tensione”. Un tabù. LO SCIACALLO. Chi potrebbe essere stato a mettere la bomba se non i Nar, allora? In passato si è parlato di una pista libica che collegherebbe la strage di Ustica a quella di Bologna. Un sostenitore di questa tesi fu l’ex ministro dell’Industria, il democristiano Antonio Bisaglia che nel 1984 morì sulla sua barca in circostanze misteriose. Un altro senatore Dc, Giuseppe Zamberletti, sull’argomento ha scritto un libro pressoché ignorato. È stato ipotizzato anche un ruolo dei servizi segreti israeliani e di quelli americani ma la vera sorpresa degli ultimi anni è Carlos, il superterrorista venezuelano detto lo Sciacallo per anni protetto dai paesi comunisti. La Francia, paese in cui è detenuto Carlos, avrebbe in mano un rapporto della Stasi, la polizia politica dell’ex Germania dell’Est, che documenterebbe la presenza di una cellula di Carlos nei giorni della strage. D’altronde, che l’Italia prima della caduta del Muro sia stata un crocevia del traffico internazionale di armi, non è un mistero. Lo stesso Carlos, che per un certo periodo di tempo sarebbe vissuto a Bologna dove frequentava i circoli della sinistra extraparlamentare, in proposito ha fatto delle mezze ammissioni. Una pista interessantissima. La rogatoria, purtroppo è fallita e il primo a rammaricarsene è stato l’ex presidente della commissione stragi, Giovanni Pellegrino, secondo il quale “gli anni Ottanta e la strage di Bologna sono rimasti sostanzialmente inesplorati”. Pellegrino, ex senatore Ds, è il primo ad augurarsi prima o poi ci sia qualcuno che abbia il coraggio “di percorrere nuove piste investigative”. Ma bisogna fare in fretta: tra pochi mesi ci sarà la sentenza della Cassazione su Ciavardini. Intanto si fa un gran parlare delle concessione della grazia alla Mabro e a Fioravanti, ma non è la stessa cosa. Quel “fascista” è destinato a rimanere a lungo sulla lapide della sala d’aspetto della stazione di Bologna: è una garanzia, un monito per le future generazioni. Specialmente se la città sarà amministrata da Sergio Cofferati: allora saremo anche sicuri che l’espressione “Triangolo della morte” ai più giovani ricorderà qualcosa di simile a un’acrobazia circense. Der Kaiser

Chi è Gianluca Semprini?
Gianluca Semprini Gianluca Semprini nato a Roma nel 1970, giornalista da otto anni, all'indomani della sentenza Ciavardini si appassiona al caso e decide di scrivere questo libro. Ha lavorato in radio e collaborato a varie pubblicazioni, attualmente è freelance. Si definisce "di sinistra" ma non crede "alla strategia di destra come matrice della strage di Bologna".

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