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| 31/03/2008 |
| LA STABILITA` SARA` L`UNICO MIRACOLO: L`OPPOSTO DI CIO` CHE OFFRE VELTRONI |
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(di O.K. - destrasociale.org) - Se vince Walter ci sarà da ridere – Veltroni ha fatto del Pd un vero e proprio calderone. Come disse Al Pacino ne “L’avvocato del diavolo”, ha messo “Papi, guru e serpentari, tutti a mangiare nello stesso trogolo”. Dal fattore B (Binetti versus Bindi), a Matteo Colaninno (Presidente del Consiglio Centrale dei Giovani Imprenditori) e Antonio Bocuzzi, operaio scampato al rogo della Thyssen, il leader del Pd ha mischiato e inserito tutti gli opposti che é riuscito a trovare. Così Veltroni ha portato in tv il suo buonismo all’ennesima potenza: ringrazia tutti, rincuora tutti ma soprattutto (nel suo tour) va pranzo da tutti. E mi chiedo: ma come fa? E’ talmente buono da rendersi irritante: sembra quel padre cui tu, figlio, ti senti in dovere di disobbedire. Praticamente diventarne l’antitesi è un obbligo morale.
L’ultima di Veltroni è stata la migliore: consapevole del vento che spira contro la Casta, Veltroni ha detto che fra le riforme garantite da un eventuale Governo del centro sinistra, ci sarà l’eliminazione di una delle due Cemere, e la riduzione dello stipendio dei parlamentari verso quella che è “la media europea”. Non fosse che la media europea (vedi Inghilterra e Germania) è esattamente la metà di quella italiana. Ora, non parliamo del fatto che al Quirinale c’è più personale che non nella Versailles dei tempi che furono, ma parliamo di questo, ossia della riduzione del numero dei parlamentari stipendio annesso. Alzi la mano chi ci crede. Nessuno? Ma voi c’è li vedete i partiti a dimezzare la propria rappresentanza istituzionale? Non solo: ma credereste ad una riduzione del 50% dello stipendio dei parlamentari? Dalle mie parti, si dice “credi agli ufo”. Si perché o il centrosinistra vince le elezioni e Veltroni farà lo “gnorri”, oppure ci sarà veramente da ridere. Delle due l’una.
Se vince Silvio non ci sarà da piangere – Berlusconi disse per la prima volta nel 1993 che sarebbe venuto il momento per un “nuovo miracolo italiano”. Un’affermazione forte. Fortissima. Perché non si parla del sogno americano, basato sulla felicità sì, ma dell’individuo. No, il miracolo italiano è stata una delle più belle trovate del Cavaliere: perché non riguardava la possibilità per un solo uomo di ergersi (facendo le scarpe a tutti gli altri), ma riguardava la prospettiva per un popolo di riemergere da una crisi economica e politica. Di tempo ne è passato, di miracolo -eccezion fatta per la Pasqua- in politica è meglio non parlarne. E l’Italia, non solo vive come allora una crisi economica e politica, ma si è aggiunta anche quella culturale. Purtroppo Berlusconi, non solo sa che l’Italia è alla frutta, ma sa anche che nonostante la Creazione del Pdl, lui non rappresenta più il nuovo. Sia per motivi biologici, sia per motivi politici, visto che quindici anni sono tanti. Sia chiaro: neppure Veltroni è il nuovo, e sul nuovo ci sarebbe da perderci qualche parola in più. Il nuovo non possono essere persone improvvisate in questa o quella lista. Non possono essere soubrette e soggetti prestati alla politica. Vale sia per gli uni che per gli altri: perché se questi sono i nuovi, sono a conoscenza di un elenco di vecchi nuovissimi e garantiti. Mai utilizzati. Ma questa è la nuova politica.
Berlusconi sa quindi che i conti di casa-Italia non tornano. Colpa di Prodi? Né più né meno di quando Prodi diceva che era colpa di Berlusconi. Dunque a chi credere? La verità è che Berlusconi nonostante le sue innumerevoli contraddizioni è un uomo carismatico e dotato di un certo fascino (e non solo sulle precarie). Ma soprattutto è un uomo che ha dato per cinque anni, se non altro, almeno una durevole stabilità. Perché almeno della stabilità c’è bisogno. Questa stabilità sarà un bene: lo sanno sia gli operatori economici che quelli politici e internazionali. Senza stabilità non si governa: niente leggi, niente previsioni a lungo termine ma soprattutto nessuna riforma. Per questo Silvio sarà sempre e comunque meglio di Walter. Quanto al nuovo che avanza, ci sarà da aspettare. La classe dirigente italiana -da ovunque la si guardi- è oggi più che mai cementificata con le chiappe sulla seggiola e date le nuove modalità di selezione del “nuovo” c’è poco da esser allegri.
Per l’UDC non c’è più trippa per gatti – Se non si può ancor dire chi vincerà fra Berlusconi e Veltroni, si può per lo meno vedere quel che succede altrove. Chi non vincerà è sicuramente Casini, che sebbene si sia distinto per la sua foga identitaria e per la sua integrità morale, s’è dimenticato di lasciar fuori dalla sua lista tale Totò Cuffaro, ex governatore della Sicilia condannato per favoreggiamento a Cosa Nostra. Un fardello, quello rappresentato da Cuffaro, che pesa almeno una tonnellata per la credibilità del brizzolato leader UDC. La linea dura di Casini contro l’omologazione del PdL ha fatto senza dubbio il suo effetto: ma dire no a Berlusconi per poi tenersi Cuffaro, è un errore mortale. E così, mentre Casini fa le pulci alle dichiarazioni di Fini fatte mesi fa (che è un po’ come sparare sulla Croce Rossa), pure “Famiglia Cristiana” lo sbologna. Auguri.
Il ritorno del grande bluff della sinistra – La sinistra arcobaleno è un cartello elettorale che non avrà problemi nel dire la sua durante le elezioni. Ma deve render conto delle promesse da marinai fatte durante ogni santo giorno del Governo Berlusconi. Ritiro delle truppe dall’Iraq in primis, per non parlare dei diritti (promessi) alle coppie di fatto: due promesse -direte voi- sono poche. Ma se non mantenute, pesano come un macigno sulla credibilità di Bertinotti e compagni. Che farà il popolo lavoratore? Occhio, perché l’arcobaleno fu simbolo bluff durante l’epopea del nuovo pacifismo globale, e oggi quello stesso bluff si ripete. Ed a sinistra, fra il bluff dell’arcobaleno e il buonismo di Veltroni, forse il secondo non farà “il cappotto”, ma qualcuno non starà facendo sicuramente sogni tranquilli.
Leggi La Destra, leggi An – La Santanché, se pur dipinta sui cartelloni come una pasionaria a metà fra la Betancourt e Giovanna D’Arco, vive ancora di “pane, An e fantasia”. Di Alleanza nazionale ne parla quando può -cioé sempre- esprimendo tutto il suo rancore per Fini. Calma, si mettesse in fila, anche perché lei ad An gli deve più che noi tutti messi assieme. Con un simbolo iniziale tarocco quanto un prodotto cinese (dato la somiglianza con quello di An) e una gestione del tutto simile (per dinamiche) proprio ad Alleanza nazionale, La Destra sembra tutto, ma non una novità. Persino la carica dello stesso Francesco Storace è meno forte: che lui stesso ci creda di meno? Quel che è certo è che sembra molto improbabile che La Destra abbia i numeri per entrare in Parlamento. Ma c’è la nota positiva: é Ruggero Razza, classe 1980, candidato alla presidenza della Regione Sicilia. Impeccabile dentro Ag ed An, coerente con le proprie scelte. Fosse stato candidato nel PdL forse avremmo gridato “al nuovo, al nuovo!”. E’ candidato con La Destra, ma va bene così: gli auguri, ad un amico sono il minimo che si possa fare. |
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