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Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine…Chi non rischia la certezza per l’incertezza, per inseguire un sogno
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L'antica insegna di Rieti
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29/01/2008
DOCUMENTO AN, CONFERENZA PROVINCIALE
Verso una nuova politica sanitaria: la sfida di AN

La salute dei cittadini rappresenta una risorsa principale non solo per i singoli individui ma per l’intera collettività: essa va raggiunta e mantenuta quotidianamente con strategie precise e mirate.
La salute, infatti, è uno stato fondamentale per la serenità ed il benessere psicofisico degli individui ed è un elemento importante per il contributo al progresso economico e sociale di ogni realtà.
Per tale motivo, una valida ed efficace politica sanitaria a tutela della salute delle persone deve rappresentare un momento centrale e prioritario, all’interno di un’azione politica che vada realmente nella direzione dei cittadini.
In questa logica, se da un lato le istituzioni sono chiamate ad analizzare, migliorare e sostenere le migliori condizioni socio-economiche e sanitarie, dall’altro i singoli individui devono assumere maggiore consapevolezza sul proprio status di salute e debbono diventare responsabili del proprio stile di vita.
E’ necessario, infatti, costruire un ponte che permetta di passare da un concetto originario di sanità, alla realizzazione di un modello di salute, basato sulla responsabilizzazione dell’intera comunità, sulla partecipazione diffusa dei soggetti pubblici e privati, sul coinvolgimento diretto e condiviso dai cittadini e dalle istituzioni nelle decisioni e nelle scelte da operare.
Infatti, si riconosce sempre più nella programmazione della salute e nella prevenzione primaria e secondaria, il prodotto principale che deve orientare i servizi sanitari, in un ottica di globalità funzionale.
Anche la più superficiale analisi politica dimostra che, contrariamente alle premesse e promesse demagogiche pre-elettorali, il problema della sanità è stato trattato dalle amministrazioni di centro-sinistra, come una questione prevalentemente economico-finanziaria, o al massimo tecnico-burocratica: un tragico errore rilevatore di una cultura che solo a parole assume la difesa del diritto alla vita e alla salute ma che poi nei fatti lo mortifica nei suoi contenuti essenziali.
D’altra parte non possiamo non fare una seria autocritica su quanto avvenuto durante il periodo di gestione della sanità regionale e locale da parte del centro-destra nel quinquennio 2000-2005.
Gestione caratterizzata da errori anche gravi nella individuazione degli elementi manageriali, che si sono rivelati molto al di sotto delle aspettative e che hanno compromesso l’auspicabile ed auspicato sviluppo di una sanità di qualità sul nostro territorio.
Gestione caratterizzata da volontà di poche primedonne che hanno gestito l’ambito sanitario in modo dilettantistico e superficiale, senza averne le dovute competenze e sorde ad ogni consiglio qualificato.
Anche alla luce degli errori commessi, Alleanza Nazionale deve ripartire dalla centralità del “soggetto paziente”, che deve tornare ad essere il perno attorno cui ruota ogni decisione politica in ambito sanitario.
Negli ultimi due anni, anche a livello locale, si è assistito ad una politica sanitaria che ha messo in secondo piano la centralità dell’individuo “paziente” ma ha esclusivamente tenuto conto del risparmio economico, dei tagli alle assunzioni, della super burocratizzazione, di operazioni di facciata e non di contenuto, anche a discapito di servizi primari erogati ai cittadini.
Valga per tutti l’esempio del P.S. dell’Ospedale di Rieti: struttura formalmente valida (peraltro voluta dalla precedente amministrazione di centro-destra), pesantemente sotto utilizzata, gravemente in difficoltà a causa della carenza di personale medico e del comparto, con enormi e inevitabili ripercussioni negative, sia qualitative che quantitative, sulle prestazioni fornite ai cittadini.
Altro passaggio fondamentale della politica sanitaria di Alleanza Nazionale è quello che mira a contrastare l’inerzia ed i freni derivanti da interessi particolari, che hanno caratterizzato la politica sanitaria del centro sinistra, puntando ad una valorizzazione del patrimonio umano, scientifico e professionale presente nella nostra provincia.
Occorre recuperare e potenziare la professionalità delle figure sanitarie, restituendo prestigio, dignità e serenità lavorativa e garantendo loro un sostegno percepibile da parte delle istituzioni sanitarie nel difficile lavoro quotidiano. Ciò nell’ottica di evitare il ricorso alla medicina difensiva da parte dei sanitari, nuovamente a discapito degli utenti.
Quanto sopra è in evidente contrasto con l’attuale politica manageriale reatina che spesso ha assunto posizioni di controllo inquisitorio nei confronti degli operatori sanitari, come ad esempio nel caso dei medici di medicina generale sul controllo della spesa farmaceutica, inibendo di fatto la possibilità di libera scelta sulla possibilità di terapia. Oppure proponendo ai dirigenti medici ospedalieri una polizza assicurativa con franchigia di 750 mila euro, rendendo di fatto nulla la copertura assicurativa e creando ulteriore stato di insicurezza ed incertezza nel professionista sanitario.
Ulteriore altro obiettivo in termini di politica sanitaria efficiente ed al servizio dei cittadini, è quello relativo a scelte strategiche che devono tendere ad utilizzare gli strumenti di programmazione, al fine di orientare il sistema sanitario ad erogare prestazioni efficaci, appropriate, rispondenti a criteri di giusta economicità, ma all’interno di ben identificati livelli essenziali di assistenza.
La ricerca di maggiore appropriatezza non può essere un fatto solamente tecnico ed affidato ai soli professionisti o al singolo cittadini: deve diventare, invece, consapevolezza politica e collettiva, in modo che il sistema sanitario si possa radicare maggiormente nella società, valorizzando gli elementi qualificanti delle comunità locali.
Una sforzo globale con la possibilità di liberare risorse da reinvestire anche in attività territoriali di provata utilità, per la riduzione delle liste di attesa e della mobilità passiva, in un’ottica di miglioramento della qualità percepita dai cittadini.
Un approccio così strutturato permetterebbe anche di colmare le macroscopiche lacune presenti nel nostro territorio, sia in termini organizzativi, come ad esempio la fantomatica organizzazione dei Distretti Sanitari, mai avviata, o l’ADI (assistenza domiciliare integrata), mai adeguatamente attivato, sia in termini infrastrutturali, come ad esempio la mancanza di strutture dedicate alla riabilitazione neuromotoria post-ospedaliera e la carenza di RSA strutture sanitarie assistite per pazienti ultra65enni, fondamentali queste ultime per una provincia come la nostra, che presenta un numero di anziani evidentemente più elevato rispetto alla media nazionale.
Salvo poi autorizzare un centro di riabilitazione molto periferico ed ancora mal identificato nelle sue attività e nella sua gestione, quale il centro di Collevecchio.
Per ultimo, ma primo per importanza, un sano approccio ad una efficace ed efficiente politica sanitaria deve mirare a contrastare situazioni di ingiusti privilegi per orientare verso l’ottimizzazione dell’organizzazione e l’efficienza dei vari servizi.
Nel recente passato più volte si è assistito a paradossali iniziative da parte dei manager sanitari e dei direttori vari, volte a garantire ed avallare esclusivamente l’organizzazioni di servizi sanitari, funzionali solo agli operatori, in spregio agli interessi ed alle necessità dei cittadini.
Clamoroso è il caso del Centro di Salute Mentale di Rieti, nella cui strutturazione e funzionalità prevalgono le indicazioni politiche e sindacali, che sono prevaricanti rispetto alle reali esigenze dei servizi da garantire alla cittadinanza.
E’ su queste indicazioni di programma che Alleanza Nazionale intende muoversi in ambito di politica sanitaria, con la certezza di poter contribuire al miglioramento del funzionamento di un settore cruciale della vita civile della nostra provincia.

SICUREZZA PRIORITA` ASSOLUTA

1. Introduzione
Non v’è dubbio che la tematica della sicurezza rappresenti oggi uno degli elementi di maggiore preoccupazione per i cittadini italiani. Analizzando qualsiasi sondaggio d’opinione, possiamo rilevare che la sicurezza è sempre ai primi posti tra le priorità che la gente indica come necessarie.
Nell’affrontare tale importante questione, ci siamo trovati di fronte ad una realtà complessa, fatta di tante piccole sfaccettature; oggi si tende, troppo spesso, a racchiudere sotto il termine “sicurezza” una miriade di argomenti, tra loro assolutamente divergenti. Ad esempio la sicurezza stradale o sul luogo di lavoro, è senz’altro differente dalla sicurezza dalla criminalità o dal terrorismo. Riteniamo necessario, dunque, chiarire cosa intendiamo quando parliamo di sicurezza: è la tutela dei diritti inviolabili dell’uomo, il rispetto dei doveri e delle leggi prescritte dallo Stato, rappresenta il diritto rivendicato da ogni singola persona a veder tutelati e protetti i propri interessi e la propria sfera personale, così come la garanzia che tale tutela sia assicurata anche all’insieme della comunità in cui le persone intendono organizzarsi – sia essa la comunità locale, la comunità nazionale o più semplicemente di una comunità di persone. Tutto ciò potrebbe sembrare un’inutile esercizio di retorica, in realtà in un tempo in cui si fa confusione tra le parole e il loro reale significato, abbiamo ritenuto necessario esplicare tale considerazione.
1.1 Nel territorio provinciale reatino
La provincia di Rieti presenta una realtà territoriale e demografica fortemente frammentata. Con i suoi 73 comuni per un totale di 155.143 abitanti (Istat 28 febbraio 2007) e una densità di 56,4 ab/kmq, il territorio della nostra provincia è suddiviso in tanti piccoli centri, i quali solitamente presentano caratteristiche poco inclini a generare problemi legati alla sicurezza. Se escludiamo il capoluogo e alcuni centri di media grandezza – tra i quali Fara in Sabina (secondo comune con oltre 12mila abitanti), Cittaducale, Borgorose e Poggio Mirteto (che hanno tra i 4500 e i 7000 abitanti) – il resto dei comuni che compongono la provincia di Rieti si aggirano tutti tra le poche centinaia e poche migliaia di residenti. E’ chiaro che la realtà territoriale e la densità demografica di un territorio rappresentano elementi essenziali per poter meglio comprendere le dinamiche legate alla sicurezza dei cittadini.
Per questo viaggio all’interno della realtà del nostro territorio, abbiamo voluto mettere in risalto i fenomeni più preoccupanti e le problematiche più gravi che affliggono la nostra provincia. Da una prima analisi dei dati raccolti, è emersa una realtà complessivamente più sicura di molte altre province d’Italia – dato, questo, che trova riscontro sia in fonti ministeriali che in studi di settore. Non v’è dubbio che, come già affermato, la frammentazione e la scarsa densità abitativa scoraggino fenomeni criminosi di grave entità. Tuttavia la provincia di Rieti, non è un’oasi felice, o meglio non lo è più. Questa amara considerazione emerge osservando alcuni dati relativi a due fenomeni distinti che influiscono negativamente sulla percezione che i cittadini hanno della propria sicurezza: lo spaccio e il consumo di sostanze stupefacenti e l’usura. Questi, insieme alla cosiddetta microcriminalità (furti, rapine, violenze private) e all’aumento dell’attività criminale proveniente dall’area metropolitana di Roma, rappresentano i fattori di maggiore instabilità per la sicurezza della nostra provincia.


2. Droga
Il 20 dicembre scorso presso la Prefettura di Rieti si è riunita la Conferenza provinciale permanente nella sezione IV relativa ai “Servizi alla persona ed alla comunità” per affrontare il problema delle droghe. I dati emersi confermano una maggiore diffusione e consumo di sostanze stupefacenti nell’area della bassa Sabina. Ma il dato più scioccante è la fascia di età dei consumatori di droghe: si è notevolmente abbassata, arrivando ad interessare perfino i ragazzi delle scuole medie e, in alcuni casi, l’ultimo anno delle elementari. Si tratta di bambini, non ancora di ragazzi, attratti dal miraggio di uno sballo artificiale, in grado di dargli sensazioni uniche; ma è solo un’illusione artificiale, la realtà è danni fisici e psicologici gravi.
Un’interessante progetto di informazione e prevenzione scolastica sulle droghe è stato realizzato dal Modavi (Movimento delle associazioni di volontariato italiane), in collaborazione con l’associazione culturale Il Tricolore. L’iniziativa, svoltasi tra marzo e maggio 2007, ha coinvolto una serie di istituti scolastici superiori tra il Polo didattico “Cures” di Passo Corese e l’Istituto tecnico commerciale di Magliano Sabina. Dai dati raccolti, si può osservare come l’età in cui i ragazzi si avvicinano alle droghe si è pericolosamente abbassata. Spesso i giovani che fanno uso di sostanze stupefacenti – dalla cannabis, alla cocaina in costante e pericoloso aumento tra i ragazzi – non conoscono né gli effetti immediati che tali sostanze provocano sull’organismo, né le conseguenze a lungo termine. Ignoranza e trasgressione sono una miscela micidiale per i giovani. La maggiore diffusione di sostanze stupefacenti e del traffico illegale ad esse collegato in Sabina, è la diretta conseguenza di come l’influenza della metropoli romana possa produrre effetti negativi. Con due grandi poli didattici e un discreto numero di istituti sparsi nei vari comuni, la Sabina è senz’altro un mercato appetibile per chi controlla il traffico di sostanze stupefacenti. Rieti non è immune da questo fenomeno ma le segnalazioni giunte alla Prefettura da parte delle Forze dell’Ordine lasciano pochi dubbi: è la bassa Sabina ha farla da padrone.
3. Usura
Il capoluogo, invece, ha un altro triste primato: l’usura. Secondo il 9° rapporto “Sos imprese” realizzato nel 2006 da Confesercenti, la provincia di Rieti è al sesto posto per rapporto tra persone coinvolte e indagate e popolazione residente. Fa un certo effetto vedere la nostra provincia appena dietro Vibo Valentia e prima addirittura di Reggio Calabria, ma il rapporto è chiaro. Non v’è dubbio che Rieti, per numero di abitanti ed estensione territoriale, attrae su di sé attenzione maggiore. Ma è il dato complessivo che deve farci riflettere e preoccupare. Il sesto posto in graduatoria nazionale vuol dire che nella tranquillità apparente della nostra bellissima terra, covano fenomeni criminali gravi, come una cancro in silenzio e lentamente, tentano di erodere il nostro sistema sociale.
Droga e usura sono realtà spesso poco evidenti: fanno poca notizia, se non fosse per arresti eccellenti, grossi quantitativi di merce sequestrata oppure – per fortuna solo in casi estremi – vittime allo scoperto. Ma proprio per questo è necessario accendere i riflettori su questi fenomeni, concentrare sforzi ed energia a contrastare queste piaghe che colpiscono settori vitali dell’economia e della società del nostro territorio.
4. Microcriminalità
Sul fronte della microcriminalità le cose vanno meglio. In netto calo i furti d’auto (-24,5% nel 2006, fonte Ministero degli Interni) mentre resta un problema serio in grado di generale a più riprese allarme sociale, la violazione di proprietà privata. Il fenomeno dei furti in abitazioni (o proprietà private di differente utilizzo) va la di là delle semplici statistiche; è uno di quegli aspetti della sicurezza che più colpisce l’immaginario collettivo, proprio perché tocca direttamente la sfera più intima e privata, dagli affetti ai beni più cari, violando la sicurezza e la tranquillità familiare e domestica dei cittadini. Anche in questo caso, recentemente il fenomeno è in crescita in Sabina, in particolare lungo l’asse ferroviario che collega Orte all’aeroporto di Fiumicino. L’intera valle del Tevere è ad un tiro di schioppo da Roma, facilmente raggiungibile in treno a qualsiasi ora. Una manna per rapinatori e malintenzionati, che vedono nei centri della bassa Sabina un ottimo terreno di caccia.
5. Immigrazione
Basta dare una rapida occhiata ai dati sugli stranieri residenti sul territorio della nostra provincia, per rendersi conto di come sia in costante e progressiva crescita l’immigrazione. L’intera provincia è interessata da tale fenomeno, e se la vicinanza con la Capitale spiegherebbe un incremento costante dei cittadini stranieri che scelgono come propria residenza i comuni della Sabina, la presenza di una numerosa comunità di cittadini stranieri a Rieti conferma questa tendenza generalizzata.
I dati rimarcano come l’asse ferroviario che attraversa la bassa Sabina, funga da attrattore primario per i cittadini stranieri. Basta un dato: Fara in Sabina, su una popolazione complessiva di 12.081 (Istat 31 dicembre 2006) conta 660 cittadini stranieri residenti (Istat 31 dicembre 2005), cioè il 5,5%; Rieti su una popolazione complessiva di 47.086 abitanti (Istat 31 dicembre 2006) ha 1084 cittadini stranieri residenti (Istat al 31 dicembre 2005), ossia il 2,3%.
Secondo un rapporto stilato da Caritas-Migrantes e pubblicato il 6 novembre 2007, quella di Rieti è una delle province italiane con la più alta percentuale di stranieri di nazionalità romena – il 27,5% degli stranieri residenti.
6. Soluzioni possibili
Fin qui ci siamo limitati ad illustrare, con l’ausilio prezioso di fonti e dati ufficiali, la situazione sulla sicurezza nella nostra provincia. Ora un partito come Alleanza Nazionale, forza di governo affermata, che ha guidato il governo del Paese, ha amministrato e in molti casi amministra molti comuni nella nostra provincia, che governa con ottimi risultati Rieti da oltre 15 anni, non si può certo limitare all’illustrazione dello stato delle cose. Il partito ha il compito e il dovere di indicare soluzioni concrete, tanto più su un tema, la sicurezza, cavallo di battaglia della destra italiana da sempre. Dobbiamo superare la logica del partito inteso come struttura monolitica chiusa in se stessa, che lancia proposte senza poi verificarne la concreta attuabilità sul territorio. Per affrontare questioni così delicate e di primario interesse sociale come la lotta alla droga e all’usura, il partito deve essere strutturato come una rete, in grado di svolgere a pieno la sua funzione sociale oltre che politica. Fare sistema sul territorio, dialogare con associazioni di settore, categorie e cittadini, affiancarsi ad associazioni di volontariato.
La Federazione provinciale di Rieti ha già intrapreso questo cammino: un’autentica rivoluzione concettuale, oltre che organizzativa. Ma occorre fare di più, in primis questo modello va perfezionato e soprattutto esportato su tutto il territorio provinciale e non soltanto su Rieti; i circoli devono poter svolgere funzioni di raccordo sociale con i cittadini, non soltanto un luogo dove si discute e si produce politica, ma anche un reale punto di riferimento per i cittadini, dalle categorie produttive ai giovani.
6.1 Droga
Vanno poi messe in atto strategie politiche di contrasto a tali fenomeni su larga scala: per la lotta alla droga è essenziale l’informazione e la prevenzione, la repressione da sola non basta. I giovani devono poter avvicinarsi senza troppi ostacoli o remore alle nostre strutture; un ruolo fondamentale di raccordo e informazione deve averlo Azione Giovani, che dovrà essere in grado di offrire non solo una piattaforma politica valida a chi si avvicina al mondo della destra, ma una base culturale e, perché non, una valvola di sfogo ricreativa ai giovani, sempre più lontani dall’impegno politico e sempre più attratti dai falsi miti dello sballo senza fatica. Prevenzione, informazione e alternativa credibile ad un sistema deviato, in grado soltanto di annullare le capacità e le specificità di ogni singolo ragazzo.
6.2 Usura
L’usura è un tema delicato, An è già impegnata su questo fronte: ha stretto un accordo di massima con le associazioni impegnate a combattere questo fenomeno criminoso, tra i più schifosi e pericolosi in assoluto. Il partito deve poter dare un sostegno politico concreto a queste strutture, che restano al fianco di chi, oramai inghiottito da questo vortice oscuro, crede di essere solo e spacciato. Anche qui, l’informazione e la forte denuncia politica possono senz’altro contribuire a sollevare quel velo di omertà che circonda l’usura.
6.3 Microcriminalità
Per la microcriminalità, An ha elaborato una serie di proposte: chi ha realizzato e sottoscritto questo documento ha proposto l’apertura di un commissariato di Polizia in Sabina, nella zona di Passo Corese (frazione del comune di Fara in Sabina) oltre al rafforzamento degli organici delle Forze dell’Ordine operanti sul territorio, a cui va il nostro ringraziamento per l’ottimo lavoro svolto e a cui ribadiamo con forza la nostra solidarietà e il nostro completo sostegno. Inoltre la creazione di un coordinamento tra i corpi di Polizia municipale dei comuni della Sabina reatina, garantirebbe un maggiore controllo del territorio, deterrente essenziale per combattere il fenomeno dei furti e delle rapine. E’ chiaro oramai che in merito ad alcuni fenomeni criminosi, la Sabina registra un incremento preoccupante dei casi, proprio per questo il partito dovrà investire maggiori risorse in queste aree.

6.4 Immigrazione
La sfida da vincere nel campo dell’immigrazione è senza dubbio quella dell’integrazione. Nel nostro caso si tratta spesso di cittadini perfettamente integrati, che hanno un lavoro, pagano le tasse e partecipano, spesso attivamente, alla vita sociale delle nostre comunità cittadine. Sono rari i casi di violenze, e per lo più si tratta di gruppi di malviventi dediti a furti e rapine. Spesso chi compie questi raid viene da fuori, dall’area romana sempre più serbatoio di criminalità da esportazione.
Il partito deve portare avanti una chiara politica di integrazione sociale e culturale, partendo da un principio chiaro e inamovibile che vale a livello nazionale così come nei contesti locali: rispetto delle regole e chiarezza dei ruoli. In poche parole deve essere ben chiara la consapevolezza di “chi ospita chi” e al rispetto dei diritti dei cittadini stranieri deve corrispondere altrettanto rispetto dei doveri propri di ogni cittadino italiano. Integrazione vuol dire parità di diritti a parità di doveri, se manca l’uno non può esserci il presupposto per la sopravvivenza dell’altro.
Un altro aspetto essenziale è la consapevolezza politica e culturale che il Paese ospitante per definizione, accoglie all’interno del proprio sistema politico, sociale, culturale e religioso cittadini che possono avere principi politici, sociali, culturali e religiosi differenti. Proprio per questo, visto che il nostro Stato riconosce e rispetta le diversità tutelandole in Costituzione, così il cittadino straniero deve avere ben chiaro il proprio ruolo di ospite e deve quindi rispettare e accettare le basi politiche, sociali, culturali e religiose dell’Italia.
Alleanza Nazionale deve affrontare questa battaglia con forza e coraggio, se vogliamo davvero essere il partito degli Italiani, dobbiamo essere in grado di difendere gli interessi degli Italiani e di chi vuole sinceramente divenire un cittadino italiano, accettando e rispettando le nostre regole, pur mantenendo la propria specificità personale.


7. Conclusioni
Questo vuole essere un piccolo contributo di idee e proposte all’interno di questo importante dibattito che si sta sviluppando nel nostro partito. Alleanza Nazionale sta atraversando un momento politicamente importante della propria storia, e il volerlo affrontare attraverso un confronto a tutto campo con i propri militanti e iscritti, è stata senza dubbio una scelta coraggiosa e importante. L’errore più grande che il partito avrebbe potuto commettere, sarebbe stato l’isolamento; invece An, a cominciare da tutta la classe dirigente a partire dal Presidente Fini, per poi passare a tutti gli iscritti, ha avuto il coraggio politico di aprirsi. Invece di arrovellarsi su lunghe e contorte disquisizioni di sistemi politici, alleanze e strategie elettorali fini a se stesse, si è scelto di affrontare i temi veri, quelli che toccano da vicino la gente. La sicurezza è senza ombra di dubbio uno di questi, forse uno dei più sentiti in questo preciso momento storico. Noi abbiamo dato il nostro contributo, consapevoli che tutto ciò è assolutamente inutile se non verrà seguito da azioni politiche concrete. Per questo, intendiamo concludere questo documento con un appello a tutto il partito, affinché possa prendere spunto da questa come dalle altre relazioni prodotte in questa sede, e farne una piattaforma politica complessiva da estendere a livello provinciale, in modo da coinvolgere tutte le realtà territoriali nelle applicazioni delle linee guida di Alleanza Nazionale.
Il nostro è un territorio dalle mille sfaccettature, con esigenze e problematiche spesso distanti; un partito come il nostro deve essere in grado di dare risposte concrete ad ogni singola realtà: ecco la sfida più grande, e proprio perché tale siamo convinti di poterla vincere.

ECONOMIA

La struttura economica del territorio reatino ha registrato un profondo mutamento, passando da un’economia prevalentemente agricola ad una industriale che durante gli anni ’70 ed ’80 ha raggiunto i massimi livelli grazie ad un processo di sviluppo basato su investimenti attuati da grandi imprese, spesso straniere, incentivate ad operare nel nostro territorio per la disponibilità di considerevoli aiuti economici da parte dello Stato Italiano. A causa dell’arrestarsi di questo processo l’economia reatina si trova nella necessità di modificare il proprio modello di sviluppo verso uno che valorizzi da una parte i settori produttivi tipici del territorio reatino e dall’altra una maggiore apertura verso l’esterno. Come accennato l’economia reatina necessita di un nuovo modello di sviluppo, basato sull’incremento degli investimenti, che inneschi un circo virtuoso che avvii un processo moltiplicativo accrescendo così il P.I.L. provinciale.
In quest’ottica si è cercato, innanzitutto di sviluppare una componente produttiva più innovativa che, pur affondando le proprie radici nel recente passato industriale, punta ad accrescere la competitività del sistema produttivo locale massimizzandone l’efficienza anche attraverso le realizzazione di un collegamento con il mondo universitario e della ricerca, e quindi la nascita di un “Polo scientifico e tecnologico”.

La realtà economica reatina non si fonda su “fenomeni industriali” bensì sull’agricoltura, turismo, ed artigianato. La provincia di Rieti si estende per circa 2.750 chilometri quadrati; di tale superficie quasi l’80% è montuosa ed il restante collinare. Se si effettua un confronto con le principali macro aree di riferimento si osserva che il territorio provinciale può essere considerato del tutto peculiare, in virtù dell’assenza di estese pianure e dell’assoluta prevalenza dei rilievi montuosi. Tuttavia, si sottolinea una consistente presenza di superficie agricola utilizzata, pari ad oltre il 38% del totale della superficie provinciale. In agricoltura sono operanti, a fine 2006, 3940 imprese, ovvero il 30,5% del totale imprenditoriale reatino. Sebbene si tratti di un peso sensibilmente più consistente rispetto alla media nazionale è doveroso sottolineare come esso sia in flessione, come pure la ricchezza che deriva dalle imprese ed addetti del settore risulta in flessione, si tende verso un processo di convergenza verso lo standard nazionale. Si sono realizzati una serie di interventi a sostegno del sistema economico volti a privilegiare la promozione del territorio e del suo sistema produttivo, le certificazioni di qualità dei prodotti locali, soprattutto DOC, DOP e IGP ed i prodotti agroalimentari tradizionali.

Il settore turistico italiano sta vivendo, da qualche anno a questa parte, un periodo di forte variabilità, in virtù di una serie di cause sia strutturali che congiunturali, tra le quali è possibile citare l’instabilità internazionale, il rapporto qualità/prezzo spesso inadeguato delle strutture ricettizie nazionali rispetto all’offerta internazionale ed una modesta aggressività nelle politiche di promozione del prodotto Italia all’estero. Tutti fattori questi, che hanno contribuito a far perdere parzialmente competitività al nostro Paese a favore di altre destinazioni del Mediterraneo.
Da sottolineare, tuttavia, che dopo un bienno di particolare difficoltà, si è registrato un cenno di ripresa del comparto, almeno nella componente del turismo internazionale. Ciò ha avuto evidenti riflessi anche sull’economia laziale, dal momento che il turismo gioca un ruolo fondamentale nel Lazio, ricco di attrattività storiche, culturali, enogastronomiche, territoriali, paesaggistiche e montane al punto tale che la capacità attrattiva di Roma ha trainato le buone performance del settore a livello nazionale. Tali segnali positivi sembrano essere stati solo parzialmente recepiti dall’industria turistica operante nella provincia di Rieti, in virtù di una struttura ricettizia ancora non del tutto adeguata alle potenzialità del territorio. Unitamente a ciò, va segnalata una dotazione infrastrutturale ancora non in linea con il potenziale sviluppo dei futuri volumi di flussi turistici, soprattutto nelle aree interne e montane della provincia. Numerosi, quindi, sono i dati che testimoniano come il turismo sia un settore tuttora poco valorizzato all’interno del tessuto produttivo locale, nonostante le importanti risorse attrattive presenti nel territorio reatino, infatti in base all’indice di concentrazione turistica Rieti presenta un risultato nettamente inferiore rispetto alla media di altre province italiane. Nonostante la provincia di Rieti si trovi, infatti, in una posizione strategica e di vera e propria cerniera del Centro Italia, a cavallo tra quattro regioni, a metà strada tra la costa tirrenica (ad ovest) e quella adriatica (ad est), e vicina a numerosi centri di forte richiamo turistico (Roma, borghi medioevali, cascate delle Marmore), essa risulta ancora una meta poco ambita dai flussi di visitatori provenienti dall’estero, per lo più orientati sulle città d’arte o su località balneari. Notevoli sono ancora i passi da fare, quindi, sia da parte dell’imprenditoria provinciale che dalle istituzioni locali, in un’ottica di internazionalizzazione degli arrivi e di differenziazione del prodotto al punto tale di parlare di “turismi” e cioè enogastronomico, storico, naturalistico, religioso, invernale. Parallelamente occorrerebbe sviluppare il turismo “religioso” radicato in molte province confinanti ma ancora relativamente poco presente nella provincia sabina, nonostante le potenzialità rappresentate dall’abbazia di Farfa e dal cammino di S. Francesco.
Tutte queste considerazioni fanno sì che numerosi siano i vantaggi che si potrebbero trarre a Rieti da uno sviluppo del turismo, settore non solo idoneo a creare un buon numero di posti di lavoro, ma anche capace di veicolare la crescita dell’economia locale per via dell’effetto positivo esercitato su tutti gli altri settori, a partire dai servizi. L’incremento della domanda e dell’offerta turistica, infatti, va oltre il semplice comparto degli alberghi/ristoranti, cui di norma si pensa quando si fa riferimento all’industria ricettizia. Essa penetra direttamente ed indirettamente in una miriade di attività che spaziano dall’agricoltura all’artigianato, dalla distribuzione commerciale fino agli spettacoli e alla cultura, oltre che, naturalmente, a tutti quei comparti che afferiscono direttamente all’indotto del turismo come,ad esempio, i trasporti, le agenzie di viaggio ed i tour operator.

Il settore dell’artigianato della provincia di Rieti è caratterizzato da un apporto alla ricchezza provinciale pari circa al 13,5% la quota più rilevante in ambito regionale e, soprattutto, più che doppia in relazione alla media nazionale. Nonostante ciò, Rieti si posiziona nella seconda metà della graduatoria delle 103 province italiane. Come ci si poteva attendere, è il settore edile quello che fa maggiormente sentire il proprio peso in merito alla formazione del valore aggiunto artigiano. L’industria in senso stretto, ovvero il manifatturiero, evidenzia valori in linea con la media italiana per quanto concerne la sua incidenza sul totale manifatturiero ma di parecchio inferiori se ci si riferisce al suo peso sul totale artigiano. Per quanto concerne i comparti terziari innovativi, ovvero l’informatica ed i servizi alle imprese , il peso del proprio valore aggiunto sul totale del valore aggiunto artigiano risulta in linea con quello italiano.

Alla luce delle precedenti considerazioni possiamo affermare che il rilancio economico del territorio reatino può avvenire attraverso la realizzazione di piani di sviluppo che prevedano l’inserimento in meccanismi tali da proiettare la nostra realtà ad di fuori dei confini geografici. Si fa riferimento al Programma Operativo Competitività 2007/2013 attualmente in discussione in Regione Lazio e si esplicita su due linee. Una riguarda la costruzione di un modello in grado di valorizzare le attività di tipo intangibile che è in stretta sintonia con la mission degli operatori inseriti in un’economia della conoscenza. In essa si prevede la realizzazione di programmi di ricerca industriale e di sviluppo sperimentale che promuovano la cooperazione tra il mondo della ricerca e quello delle imprese, attraverso il finanziamento di programmi di ricerca congiunti, con compartecipazione ai costi da parte dei soggetti privati. Verranno, inoltre, realizzati progetti per favorire la promozione e diffusione della ricerca scientifica e dell’innovazione tecnologica. L’attività sostiene gli investimenti per l’organizzazione e lo sviluppo di infrastrutture di ricerca, laboratori, attrezzature e impianti specializzati con riferimenti a specifici fabbisogni delle imprese.
LOCALIZZAZIONE
Alto Lazio (province di Rieti e Viterbo).
SOGGETTO ATTUATORE
Parco scientifico e tecnologico dell’Alto Lazio in partenariato con l’area ricerche RM1 del CNR di Montelibretti.
OBIETTIVI DELLA MISURA
L’azione di cooperazione territoriale dovrebbe promuovere l’accesso al capitale di rischio delle aziende operanti nei bacini industriali delle province laziali, favorendone la quotazione su piazze finanziarie europee specificatamente rivolte al segmento PMI, con procedure semplificate di accesso rispetto ai mercati principali. Attualmente l’accesso a tali mercati è ostacolato dalle ridotte dimensioni delle imprese, dall’eccessiva frammentazione dei vari settori produttivi e dalla incapacità delle aziende di agire attraverso un sistema. Il Programma si propone di favorire un percorso che porti alla quotazione di aziende migliorando la loro capacità di accesso al credito, può essere un’eccellente occasione di ricambio generazionale e senz’altro aumenta le opportunità di competere sui mercati internazionali.
BENEFICIARI
PMI con sede nel Lazio, preferibilmente operanti nel settore industriale. In particolare sia i soggetti che pongono in essere le operazioni di concentrazione (“soggetti di partenza”) che il soggetto risultante dall’operazione di aggregazione aziendale (“soggetto finale”) devono avere sede nel Lazio.
LOCALIZZAZIONE
Intero territorio regionale.
INTERVENTI PREVISTI
1) Contributo in conto esercizio.
2) Intervento nel capitale sociale.
CRITERI DI PRIORITÀ
Sarà data priorità alle iniziative condotte da imprese del settore industriale ed alle aggregazioni di imprese che – nel rispetto della logica di filiera e della funzionalità dell’aggregazione- coinvolgano il maggior numero di aziende.
IL CREDITO
Il ruolo del credito è tra i principali fattori che influenzano il percorso di crescita dei sistemi economici locali. Nella realtà imprenditoriale italiana, improntata sulla presenza di PMI, così, diventa fondamentale l’accesso al capitale di debito che finisce per finanziare il fabbisogno di cassa e gli investimenti a medio-lungo termine delle aziende.
L’analisi del sistema creditizio di Rieti parte, così, dall’esame dalla dotazione strutturale per poi passare all’osservazione delle dinamiche del circuito finanziario sia dal lato della raccolta che dal lato dell’impiego delle risorse, focalizzando l’attenzione su eventuali “strozzature” tra la fase di erogazione e di rientro delle risorse finanziarie. A questo punto appare utile concentrare l’attenzione sugli impieghi bancari, ossia sui crediti concessi dagli istituti creditizi ad imprese e famiglie: il livello di finanziamenti erogati, infatti, misura da un lato la propensione dei soggetti non bancari a ricorrere al capitale di debito per le proprie necessità finanziarie, e dall’altro misura quanto le banche siano disposte ad “investire” in un determinato contesto territoriale.

CONCLUSIONI
Alla luce di quanto sopra si evidenzia la necessità di chiedere un forte intervento delle banche affinché le loro iniziative finanziarie possano consentire ad imprese e famiglie di incrementare gli investimenti con conseguente follow up di posti di lavoro. Con maggiore occupazione ci sarebbe la logica conseguenza di aumentare i redditi pro-capite dei cittadini con legittimo aumento del P.I.L. per lo sviluppo ed il benessere di tutti.


LA FAMIGLIA

Intendiamo in questa relazione riferirci non solo alla famiglia tradizionale ma anche ai nuovi Nuclei dove siano presenti dei vincoli di convivenza tra sessi diversi in presenza di figli.
Il nostro pensiero come donne non può non andare a tutti quei nuclei, sistema portante della nostra società, che subiscono oggi una continua vessazione sia sul piano economico e fiscale sia per una legislazione carente se non addirittura nulla sulla tutela della stessa in situazioni di sofferenza o patologiche.

Situazione economica

Le famiglie italiane, ed in particolare le giovani coppie lungi dall’aver raggiunto in questi anni una serenità gestionale, stanno affrontando a parità di reddito, una forte diminuzione della capacità di acquisto ed una accentuata insicurezza sul posto di lavoro che non permettono loro né politiche di risparmio né possibilità di investimenti.
Non solo l’aumento della spesa quotidiana ma tutti gli aumenti tariffari fanno si che le nuove famiglie stentino ad arrivare alla fine del mese, in questa situazione la nascita di una figlio o una malattia acuiscono una situazione già di grave disagio.

Politiche di sostegno per la famiglia

Le uniche politiche di sostegno sono gli assegni familiari, le detrazioni per i figli a carico, la deducibilità fiscale delle tasse universitarie con importi ridicoli e irrisori rispetto al costo reale della crescita e dell’istruzione di un figlio creando così una marcata penalizzazione per i nuclei per i figli a carico sempre più forte quanto più è alto il numero dei figli.
Occorrerà introdurre dei meccanismi fiscali che creino una maggiore equità sociale (deduzione per il minimo vitale, introduzione di un sistema Basic incom familiare o avere il CORAGGIO POLITICO di un sistema fiscale nuovo e realmente egualitario basato sulla deducibilità delle spese.

Vantaggi sociali di un sistema fiscale a deducibilità totale

La deducibilità totale permetterebbe:
1. La deduzione totale di tutte le spese annullerebbe le differenze fra famiglie più o meno numerose
2. Si otterrebbe una diminuzione dell’evasione fiscale per l’obbligatorietà della fatturazione delle spese deducili con conseguente ampliamento della base fiscale nazionale
3. Si stimolerebbe contemporaneamente la propensione al consumo con evidenti vantaggi per quanto riguarda la produzione nazionale
4. Si favorirebbe la sensazione del cittadino di una fisco equo e solidale creando un controllore e non più un evasore

Politiche di sostegno per le famiglie con portatori di handicap o malattie degenerative o malformative

Soprattutto le donne e troppo spesso sulla loro pelle sanno quale è il dramma quotidiano e per tutta la vita che si vive in un paese che pur dichiarandosi civile non ha mai affrontato con razionalità ed impegno un problema che è solo della famiglia.
Un sistema di centri di accoglienza sia temporanei che definitivi che possa permettere hai familiari la certezza di una assistenza civile ed umanitaria ed anche di una assistenza dopo la loro morte è sicuramente l’unica vera soluzione, per far questo si potrebbero creare dei sistemi di detassazione per le società e i privati che partecipano alla costruzione di tali strutture.

Stimolare o favorire la naturale generosità del popolo italiano non solo nell’aspetto strutturale ma anche in quello gestionale ci farebbe sentire partecipi di una socialità reale e condivisa.

AMBIENTE

L’ambiente: una risorsa, non un problema.
Alleanza Nazionale deve svolgere nei confronti delle questioni ambientali un ruolo attivo nel senso di mettere in opera condizioni per ben operare anche in tempi rapidi contro le dannose politiche dell’ambientalismo ideologico indirizzate per questo a bloccare iniziative ponendo solo ostacoli e divieti.

Il territorio deve essere uno spazio disponibile per chi ci vive e per chi ci lavora e quindi chi ci vive e chi ci lavora deve essere protagonista delle scelte di sviluppo.Municipi, comunità, agricoltori, cacciatori, non possono non essere coinvolti nelle decisioni che riguardano i loro territori.

Scongiurare l’abbandono dei territori montani deve essere il primo obiettivo di “buone pratiche” per la gestione dei suoli al fine di evitare disastri ambientali di origine geologica o la distruzione del patrimonio boschivo causato da incendi che sempre più virulentemente si scateno a causa della assenza di pulizia del sottobosco.

Restituire “reddito” alle attività che si svolgono nelle aree agricole marginali con la protezione dei prodotti agoalimentari dalle contraffazioni consentendo di individuare con chiarezza la provenienza della produzione.
Creare condizioni di sviluppo turistico del territorio non urbano valorizzando l’offerta della elevata qualità della vita che in queste aree è per tradizione un dato ormai acquisito.

La provincia di Rieti può determinare un cambio di marcia nella gestione integrata del proprio territorio se da subito pone come priorità lo sviluppo turistico del Terminillo consentendo il collegamento e lo sviluppo sciistico del versante nord attualmente impedito dalla Regione Lazio dopo che la precedente Giunta “Storace” aveva consentito l’abbattimento e la ripiantumazione di alberi per consentire l’apertura di nuove piste da sci.

Altra priorità è legata a far si che il nostra provincia sia immediatamente individuata attraverso la promozione di eccellenze agroalimentari quali olio, vino e tartufo che per la loro elevata qualità possono essere l’elemento attrattivo per “incontrare” anche l’intero territorio e le sue risorse culturali e monumentali dando così impulso alla ricettività agrituristica.

La prov. di Rieti attualmente ha un grave ritardo nella gestione del ciclo dei rifiuti essendo dipendente da Viterbo per il conferimento in discarica.
Questa situazione determina costi elevati e nessun ricavo dalla valorizzazione del rifiuto che se ben trattato e differenziato può essere riciclato e divenire fonte di produzione energetica.
Occorre quindi che anche la nostra provincia sia parte attiva in questo processo incentivando la raccolta differenziata, la preselezione e la termovalorizzazione riducendo sensibilmente (al 10%) il conferimento in discarica.

Nessun pregiudizio ideologico nei confronti dei termovalorizzartori anche perché gli impianti di ultima generazione utilizzando i processi di pirolisi lenta e di dissociazione molecolare non emettono fumi dannosi (diossina e furani vicini allo 0). Al contrario sarebbe da sostenere la liberalizzazione della localizzazione di impianti “personal” (max 150.000 tonn di CDR) che potrebbero inseriti in aree produttive già individuate e valutate sotto il profilo dell’impatto ambientale.

Per ultimo stimolare le amministrazioni locali ad attivarsi per determinare condizioni positive rispetto al risparmio energetico. Ancora oggi gli impianti della pubblica illuminazione hanno consumi esorbitanti perché mal tenuti e obsoleti. Ridurre quindi i consumi utilizzando lampade a basso consumo (vapori di sodio) e regolare correttamente i flussi di energia elettrica attraverso l’installazione di regolatori e monitoraggi continui degli impianti per evitare dispersioni.
Questi pochi accorgimenti possono determinare un risparmio vicino al 50%.
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